di Valentina Schiavoni
Continuano le proteste dei 45 operai della Terex Comedil per non chiudere lo storico stabilimento di Cusano Milanino che da circa 80 anni progetta e costruisce gru. Alcuni lavoratori, presenti alla puntata dell’Infedele di ieri sera sul tema di Crisi ed Expo, hanno nuovamente testimoniato il proprio malessere per una situazione precaria. Per assurdo, in un momento in cui si parla di costruzione di grandi opere pubbliche in previsione dell’evento Expo, molte aziende del settore edile si ritrovano a chiudere, soffocate dalla crisi globale. E’ il caso della Terex Comedil.
UN BILANCIO IN POSITIVO
Dopo una produzione triplicata dal 2000 al 2006 (da 200 a 54o gru all’anno), nel 2007 fattura 25 milioni di euro l’anno, che diventano 17 milioni nel 2008. La flessione del fatturato, l’arrivo della crisi e l’alto prezzo dell’ affitto dei capannoni, sono tra le cause addotte dall’azienda che minaccia la chiusura dello stabilimento. Così a dicembre arriva la nontizia della procedura di chiusura e della messa in mobilità di tutti i dipendenti. Ma i lavoratori non demordono e combattono per mantenere il proprio posto di lavoro, come testimoniano le tende occupate fuori dall’azienda. “Non ci sono le premesse perchè l’azienda chiuda, visto che il 2008 si è concluso con un fatturato in attivo“, afferma Carlo Alberto Carelli, uno degli operai.
LA SENTENZA DEL TRIBUNALE
Intanto i lavoratori hanno vinto una causa contro l’azienda, che non aveva rispettato gli accordi precedentemente presi. Nell’ottobre del 2008 infatti l’azienda aveva firmato un accordo sindacale nel quale si prevedeva che i lavoratori fossero messi in cassa integrazione e non in mobilità immediata come invece è avvenuto nel mese di dicembre scorso. I 45 lavoratori si erano visti recapitare un bel regalo di natale: il ben servito dall’azienda da un giorno all’altro. Il tribunale ha dato ragione ai lavoratori e tale vittoria legale ha garantito loro uno stipendio fino all’8 di febbraio.
LA LOTTA SINDACALE
Ma i dipendenti della Terex Comedil non si fermano qui e sono determinati nelle loro lotte sindacali: continuano gli incontri in Assolombarda, dove è ancora aperto il tavolo delle trattative. E continuano i presidi davanti all’azienda. Per ciascuni di essi, la vittoria finale sarà quella di mantenere il proprio posto di lavoro. “La crisi c’è ma la si supera insieme, dando nuovo impulso alle opere pubbliche e al lavoro delle aziende edili. Non si supera certo chiudendo tutti i siti produttivi“, ha commentato Rosalio Calì, uno dei protagonisti della vicenda. Il collega Simone Servello continua: “Se i nostri 45 posti di lavoro andranno persi, ci auguriamo che verranno presto reintegrati in qualche modo“.
SOLIDARIETA’ DI SETTORE
E, in periodo di crisi assistiamo a un fenomeno del tutto nuovo: dalla povertà, dalla miseria e dalle macerie gli operai credono molto di più nella forza del loro lavoro rispetto ai rispettivi proprietari e si uniscono in inziative di solidarietà con altri operai nelle stesse condizioni. Tutto per mantenere aperti gli impianti. Nel solo territorio Lombardo sono decine le fabbriche a rischio di chiusura che si stanno organizzando. Oltre alla Terex Comedil anche operai della Metalli Preziosi, INNSE Presse, Marcegaglia Buildtech, Siemens Bicocca, ex Ansaldo Camozzi hanno deciso di promuovere una grande iniziativa di lotta e di solidarietà per costituire una Cassa di resistenza e sostenere le importanti battaglie che si stanno sviluppando nell’area produttiva milanese.
La cassa dovrebbe essere gestita esclusivamente dagli operai e servirebbe a sostenere le difficili situazioni come quella dei compagni della Metalli Preziosi, che da 5 mesi non percepiscono alcuno stipendio e non usufruiscono di alcun ammortizzatore sociale.
Fonti: terexusaegetta.blogspot.com – la7.it
Foto: terexusaegetta.blogspot.com






