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Città e psicologia: “Milano mi fa male”, una insana Sindrome di Stoccolma per la metropoli

Posted by Simona on Apr 29th, 2009 and filed under Prospettive. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

milanom1Una straordinaria e tormentatissima storia d’amore tra una città e i suoi abitanti. Questa è la storia che stiamo per raccontarvi… Milano, la metropoli lombarda più amata, più odiata, più desiderata e sognata, tanto più diventa cattiva, scellerata, inquinata, affascinante, discretamente malvivente.

Se avete mai provato a chiedere ad un milanese se Milano è bella, vi risponderà con gli occhi a fanale (o a cuoricino) che la sua città è una meraviglia, vi elencherà senza tregua una serie di bellezze architettoniche e curiosità (per le quali voi – stranieri d’Italia – probabilmente faticherete a cogliere cotanto entusiamo), si dilungherà con strazianti parole d’amore su ciò che Milano offre a livello lavorativo e culturale. Chi si trova invischiato per la prima volta in questi discorsi, resta basito.

milano-2Tanto miope è questo amore, questa passione, che come l’amore vero per una persona sconfina nella pura irrazionalità. E allora si potranno sentire frasi come “l’aria di Milano è pulita” oppure “Milano è verde“… e poi “Milano è turistica“, “Milano ha tutto“. Insomma, se volete deludere un milanese nel profondo, non avete che da fargli ingenuamente notare che Milano non vi piace: i motivi potranno essere mille, ma la reazione sarà di incredulità: “Come fa a non piacerti Milano? E’ solo che non la conosci!“. Sarà… ma le parole si sprecano. Se chiedete a un romano cosa pensa di Milano, riaccenderà una faida che brucia dai tempi dell’Unità d’Italia.

Impossibile tentare di ravvedere il milanese… e forse neanche utile. Come mi disse una volta un amico di famiglia pugliese, sposato ad una milanese, “Il problema dei milanesi è che vedono Milano al centro del mondo. Al di fuori di Milano non esiste niente. Sentono lo sferragliare del tram e sono felici, vedono il Pirellone e sono orgogliosi, attraversano un parchetto e pensano di essere in una città verde e pulita… Milano li uccide lentamente a suon di cancro e tumori, ma non importa. Milano è la vita e la morte… Milano è l’amore più grande e incondizionato della loro vita“.

E più lei è infida ed efferata e più il milanese la ama.

LA SINDROME DI STOCCOLMA
Dal punto di vista clinico, il disturbo si chiama “Sindrome di Stoccolma”: la sindrome di Stoccolma descrive il comportamento delle vittime di un rapimento le quali, lungo un periodo di tempo sufficientemente lungo, iniziano a simpatizzare e sviluppare un rapporto di fedeltà con i propri rapitori a prescindere dai rischi, pericoli, violenze che si stanno subendo o sopportando.

Insomma: la passione per Milano è così forte, che pazzi di dolore e di passione, i milanesi restano senza fiato (forse non completamente sano).

MILANO MI FA MALE

Ma se pensate che tutto questo sia farina del mio sacco, frutto di una “forestiera” che non apprezza Milano, siete fuori strada… “Milano mi fa male” è un’iniziativa culturale tutta milanese, portata avanti da cittadini milanesi ben consci dell’insano rapporto tra essi e la città. Tutto è nato dall’ascolto di una canzone degli Alconauti, intitolata, per l’appunto, “Milano mi fa male”.
mappa-milanomifamaleDa qui, si è pensato un progetto di mappatura concettuale della città: cento luoghi per cento installazioni, performance, eventi temporanei curati da venticinque scuole diverse. Il filo rosso che lega i cento interventi che prenderanno forma durante la settimana del Salone è quello dell’ ”ospitalità”.
L’amore per Milano, declinato in cento modi diversi, in cento luoghi diversi da cento gruppi diversi di progettisti. “Ospitalità” come sinonimo di “amore”, mescolato con la passione di centinaia di progettisti planati su Milano con la scusa del Salone del Mobile.
A breve il calendario preciso delle installazioni, che saranno comunque temporanee.

E dunque, Milano vista con gli occhi dei visitatori e Milano vista con gli occhi innamorati dei suoi cittadini. Due mondi che coesistono inspiegabilmente con la reciproca meraviglia degli uni e degli altri e che chissà, possa far apprezzare un po’ di più la città “agli alieni”-visitatori e far ravvedere un po’ anche gli appassionati milanesi.

Il progetto culminerà in una festa di chiusura nel campus NABA (via Darwin 20). Venerdì 24 aprile, a partire dalle ore 19.00 è stata inaugurata una mostra di tutti i lavori sviluppati nel corso della settimana, proiezioni di tutti i materiali video e foto di documentazione, concerto dei Velvet “e altre cento cose troppo lunghe da elencarle tutte“. I dettagli sono disponibili su www.naba.it.

S.G.

Fonte: MW

4 Responses for “Città e psicologia: “Milano mi fa male”, una insana Sindrome di Stoccolma per la metropoli”

  1. Manuela says:

    Milano… solo a pronunciarne il nome sorrido.
    Confesso, sono una di quelle persone che AMA questa città e non me ne vergogno.
    Non so spiegare bene il perchè, considerando che oramai vivo in provincia da molti anni, ma in questa città tutto è speciale, per me.

    Di Milano mi mancano i tram, il ritmo frenetico, la nebbia, il centro, la periferia, i Navigli, il Castello. Lo so sembra pura follia..

    Molti mi prendono in giro chiedendomi da dove nasca questo amore per una città ritenuta fredda, inospitale, senza anima.
    Non lo so.

    L’unico paragone che posso fare è questo: è come quando si ama una persona, non occorrono motivazioni e giustificazioni particolari, la si ama per ciò che è e per ciò che ci rappresenta, punto e basta!

    Benvangano iniziative come “Milano mi fa male”
    Milano, questa “signora” un pò austera, ha bisogno di essere apprezzata.

  2. Eddy says:

    Ciao a tutti, quest’articolo mi ha fatto molto sorridere perche’ anch’io come tanti sono un milanese ‘acquisito’ e mi sono trovato tantissime volte a parlare con i milanesi che amano visceralmente la loro citta’.

    Da un certo punto di vista i milanesi sono degli eroi e infatti è nota in tutta Italia la loro fierezza nell’andare in giro a dire che sono milanesi. Forse fanno bene, adducono che Milano è la vera capitale d’italia che milano è il cuore industriale e produttivo del paese e per questo si sentono un po’ superiori.

    Forse però dimenticano che ci sono anche altre realtà produttive ed efficienti in Italia, anche se più piccole, che riescono a coniugare la qualità della vita all’efficienza lavorativa. I milanesi vedono “la provincia” con un occhio un po’ presuntuoso, come se piccolo significasse inferiore, come se essere grandi nella metropoli servisse a fargli forza.

    Secondo me la bellezza dell’italia sta proprio nel piccolo, più efficiente, più sano, più umano.

    Sono grato a Milano per il lavoro che mi ha dato in tutti questi anni, ma tant’è: ogni volta che prendo il treno che mi riporta alla mia terra, al mio mare, io sono felice dentro, io rinasco. Non vedo l’ora di poter tornare nella mia terra, al mio paese, dove le cose sono genuine e la vita ha sapore e colore e i sentimenti hanno un significato.

    Per me stare a Milano è un enorme sacrificio e spesso in treno nei miei spostamenti ne parlo, sia con i milanesi che incontro che con altre persone che come me appena possono viaggiano l’italia intera per tornarsene a riposare l’anima con i colori, il vento, i profumi della natura.

    Milano è una necessità per molti, ma i sogni… quelli sono un’altra cosa.

    Eppure, nessuno se ne vanta tanto quanto i milanesi portano milano sul palmo di mano.
    Forse è perché hanno solo quello.. e non me ne vogliano i milanesi, ma la ricchezza apparente di questa città coincide secondo me con un’estrema povertà per tutto ciò che riguarda i sapori e le bellezze della vita. Ma è difficilissimo farlo capire a chi vive a Milano, questo discorso li offende e li ferisce e a me alla fine dispiace. I più sono brave persone, ma sembra che non sappiano come godere veramente della vita e si chiudono in questo grigiore facendone un castello dorato.

    Scusate se mi sono dilungato, ma questa cosa la sento dentro e mi piacerebbe che come io – meridionale o emigrato, chiamatemi come volete – apprezzo Milano per ciò che mi da’, anche i milanesi superassero la loro miopia (nel senso di imparare a guardare lontano) e la loro superiorità e cercassero di essere un po’ più aperti verso le bellezze degli altri, verso stili di vita profondamente diversi ma non per questo disprezzabili o meno nobili. Avere meno “cose” visibili (strade, palazzi, biblioteche, teatri ecc) non significa avere meno “cose” che valgono davvero. Se la superiorità si misura con la superficialità e l’illusione di AVERE qualcosa che non è nostro ma di qualcun altro in cui ci si identifica, per me questo non è un valore e sono felicissimo, al mio paesello, di non avere NIENTE. Tranne il sole, il mare, il vento e in definitiva, la felicità.

    Grazie

    Edoardo

  3. Manuela says:

    Edoardo mi permetto di risponderti (da milanese moderata)
    Io, per motivi di lavoro di mio padre, ho vissuto molto all’estero e in varie città italiane.
    E’ vero, ogni luogo ha la sua bellezza, il suo fascino e quindi è sacrosanto che tu ti senta felice quando fai ritorno a casa.
    E’ la stessa cosa che provavo io ogni volta che, finita la tasferta, si faceva ritorno a Milano.
    Possiamo parlare di radici, che ne pensi? Ognuno infatti non dovrebbe mai scordare il suo luogo di origine.
    Possiamo parlare di affetti legati alla propria terra..
    Ognuno, me compresa, ha un occhio un pò miope quando parla della propria città, perchè l’affetto che proviamo per essa ci fa essere un pò indulgenti.

  4. Tina says:

    Molto interessante questa discussione!
    Io però francamente ravvedo qualcosa di ancora diverso. Tecnicamente sono milanese, nata a Milano, ma da genitori che milanesi non sono.

    I miei genitori – proprio come Manuela – amano in modo incredibile Milano, forse perché hanno visto in questa città molte difficoltà iniziali ma poi anche un modo per affermarsi: a Milano hanno comprato la loro prima casa, a Milano hanno avuto i loro figli, hanno alcuni amici con cui organizzano cene, ecc.
    Probabilmente per le persone dell’età dei miei genitori Milano ha rappresentato una conquista, una città che ha dato loro uno stile di vita che magari nei loro luoghi natii non avrebbero potuto condurre.

    Possiamo chiamarla gratitudine?

    Quando loro tornano alla loro terra natale (raramente e sempre e solo per far contenti i parenti) si vede che non appartengono più a quei posti. Si sentono impacciati se per caso riprendono la cadenza, ci tengono ad essere accolti come “milanesi”. Quasi si vergognano di appartenere a quelle terre. E al sud, forse Edoardo potrà darne conferma, i parenti che sono andati al nord vengono accolti con gran rispetto, sono importanti per davvero.

    Per me invece è stata un’altra storia.. non mi sono mai affezionata a Milano e anzi, lucidamente ho sempre invidiato le mie cugine che potevano godere di altre cose come il mare dopo la scuola o le biciclettate in campagna dietro casa, il fatto di conoscere i vicini. Milano mi è sempre sembrata una grande gabbia, troppo complicata, troppo corrotta per chi vuole semplicemente vivere tranquillo, dove la libertà è solo apparente e i giovani hanno la doppia faccia di ragazzi per bene e mezzi delinquenti o drogati.

    Da quando mi sono trasferita a Berlino per l’erasmus, vivo serena. Forse avrò qualcosa che non va, ma non sento questo grande attaccamento alle mie radici, nè a Milano né ai luoghi natii dei miei genitori.
    Semplicemente mi piace Berlino e vorrei diventare una tedesca a tutti gli effetti, ma non come i miei genitori che provano quell’orgoglio da sbandierare e da far pesare agli altri.

    Per me Berlino è un posto in cui è bello vivere, che incarna uno standard di vita che piace a me: una vita serena, semplice, in cui non c’è niente da sbandierare agli altri, niente per cui sentirsi superiori. Ognuno si fa i fatti suoi e vive come vuole, senza il bisogno di andare a dire che è meglio o che è peggio.

    Forse per i giovani della mia età è diverso, forse sono le persone “più grandi” ad avere bisogno di questo senso di appartenenza o a dei modelli in cui riconoscersi per sentirsi importanti o riconosciuti dalla società.

    Non so cosa sia meglio… io penso solo che ciascuno appartenga al posto in cui decide di vivere perché in esso vi si riconosce.

    Un saluto dalla “fredda” Germania!

    Tina

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