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Il business della morte

Posted by Pietro Crippa on Nov 26th, 2009 and filed under Bollettino, Prospettive. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.

Più che di volontà di potenza, a volte sarebbe più appropriato parlare di volontà di demenza.

F-35 LIGHTNING

Il nome ufficiale è “Programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter JSF“. Sembra una via di mezzo tra una parolaccia e un videogioco ma, state tranquilli, non è così… è molto peggio. L’11 Marzo scorso, il testo del progetto (scaricabile cliccando qui) è stato presentato in Parlamento e i cantieri apriranno i battenti per l’inizio del 2010. Vediamo cosa ha chiesto il governo e a quanto ammonterebbero le spese:

  • Produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF – 12,9 miliardi di euro (spesi a rate dal 2009 al 2026)
  • Realizzazione a Cameri (Novara) di un centro europeo per la produzione, manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei mezzi italiani ed olandesi – 605,5 milioni di euro

Ora, dopo che nei giorni scorsi si è tanto parlato di politica bipartisan (vedi Se qualcuno vi dice che siete diversi, è stronzo), il progetto “F-35 Lightning“, come è stato ribattezzato, ne contituisce un esempio lampante: il primo memorandum d’intesa è stato firmato al Pentagono, nel 1998, dall’allora Governo D’Alema, il secondo nel 2002, dal Governo Berlusconi. Non c’è due senza tre, e nel 2007 il governo Prodi ribadisce l’impegno. Quest’anno, ancora il Governo Berlusconi sancisce definitivamente l’acquisto di 131 caccia, a sua volta sulla base di ciò che già aveva deliberato Prodi nel 2006. Si capisce bene come mai, dunque, in parlamento nessuno abbia detto alcunchè e l’”opposizione” abbia fatto ciò che le riesce meglio, cioè nulla. Tutti d’accordo quando i finanziamenti sono pubblici e i guadagni li fanno le aziende private.

RACCOLTA FONDI PER DISTRUZIONE

A partire dal 2010 inizierà la costruzione del capannone a Comeri da parte della multinazionale statunitense Lockheed Martin, in associazione con l’italiana Alenia Aeronautica (del gruppo Finmeccanica), insieme a una serie numerosa di aziende. I Governi (è il caso di parlare al plurale) vendono questa bella trovata postulando 600 posti di lavoro che, attraverso una “spinta occpuazionale” potrebbero diventare 10mila. Bene. Tuttavia nessuno può ignorare che, con una spesa di questa entità, si potrebbero senza alcun dubbio creare ben più dei posti di lavoro promessi. Soprattutto vengono in mente ambiti come le richieste di fondi della FAO (vedi Fame), le ricerche per le fonti di energia sostenibile o i 130 milioni di euro per la ricostruzione dell’Abruzzo. Noccioline confronto ai 13,5 miliardi del grande progetto “F35-Lightning“.

Ma guardiamo proprio il paradosso: non solo non si spendono soldi per la ricostruzione, bensì se ne spendono per la distruzione.

Non c’è tanto da filosofeggiare: un cacciabombardiere esiste per distruggere. Anzi, quanto più i nuovi caccia saranno efficienti nel centrare l’obiettivo, nel non farsi scoprire dal nemico mentre gli tendono un agguato, tanto più questi soldi avranno fatto il loro dovere.

IL MOTIVO

Come è nostra abitudine, ci chiediamo: perchè? Una prima risposta ce la può fornire il passato. Guardando la storia, si può notare come il riarmo sia stata una delle modalità privilegiate per uscire dalla crisi: lo si è adottato a fine ‘800 e negli anni Trenta, e poco importa se in entrambe le occasioni, negli anni successivi è scoppiata una guerra mondiale, oggi non riferemo gli stessi errori! Per finire vorrei raccontarvi di un episodio capitatomi nei mesi scorsi. Una persona, identificandosi senza motivo con lo Stato, mi stava raccontando, con tono trionfante e carte alla mano, che “noi, di questi F-16, quest’anno ne abbiamo ordinati 50!”. Le parole, o meglio la parola, mi uscirono del tutto naturali: “Perchè?”. “Bè, quelli che avevamo erano vecchi!” fu la risposta.

Pietro Crippa

fonti: mondosenzaguerre.org

immagine: massivebrain

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