Già noto per le sue posizioni spesso controcorrente, Job Cohen, attuale sindaco di Amsterdam sorprende ancora l’Europa: chiesta al governo olandese la legalizzazione della coltivazione della cannabis.
PER LA SICUREZZA E IL BENESSERE
Il ragionamento è semplice: in Olanda la cannabis è presente presso i coffee shop, locali in cui, per la consumazione dell’erba, bisogna esibire un documento che attesti la maggiore età. Nel 90% dei casi i controlli arrivavano precisi e puntuali. Su queste basi, Cohen fa notare come non si veda il motivo per non dare la possibilità ai “commercianti” di rifornirsi alla luce del sole e non, come fanno spesso ora, da bande criminali. Il motivo della richiesta è infatti di ordine pubblico e mira alla salvaguardia della sicurezza: in una lettera inviata al ministro degli Interni, Guusje ter Horst, Cohen spiega come “la coltivazione controllata dallo Stato potrebbe far crollare gli affari del crimine organizzato”.
UNA PROPOSTA COERENTE
Il discorso regge e somiglia a quelli che si fanno per tutte quelle cose (vedi aborto – cfr. Vita – eutanasia, droghe leggere, ecc.) che, in quanto appartenenti in maniera strutturale alla dimensione quotidiana della civiltà contemporanea, non conviene vietare tout court, dato che la gente le farebbe lo stesso ma con l’aggravante di non usufruire dei servizi adeguati. Nonostante l’appoggio dei laburisti e dei liberali, in realtà il progetto di Cohen sarà difficilmEnte accolto dall’esecutivo, data l’opposizione dei partiti cristiano-moderati.
PERCHE’ SI’
La situazione è dunque la seguente: vi è, non solo in Olanda, un largo bacino di giovani (e non giovani) che fa uso di cannabis, in maniera legale e non legale. Questo è un dato di fatto. Si tratta ora di capire cosa convenga fare. Da una parte, la legalizzazione della cannabis a livello statale potrebbe sul serio tagliare le gambe a molti nuclei di spaccio organizzato, realizzando una effettiva miglioria per la sicurezza e il benessere dei cittadini. Inoltre, i sostenitori della legalizzazione adducono come motivazioni principali la non nocività dei cannabinoidi e, correlativamente a ciò che si è detto sopra, la possibilità di separarne la vendita dal mercato nero delle droghe pesanti.
PERCHE’ NO
Dall’altra, sono d’obbligo due considerazioni: primo, gli effetti di queste sostanze sono direttamente proporzionali alla quantità utilizzata. Se legalizzate, chi ne regolerebbe le modalità di distribuzione? Secondo, legalizzare le cosiddette “droghe leggere” consiste comunque nell’avvicinarsi, anche se di poco, verso quelle meno leggere. E’ l’argomento che i conservatori oppongono da sempre ai liberali: un piccolo passo oggi, più un piccolo passo domani e tra non molto tempo ci ritroveremo in un Paese in cui tra ordinare una pizza e farsi spedire a casa un pacco di marijuana cambia solo il numero di telefono da chiamare.
UN SISTEMA MALATO
Come da qualche tempo siamo abituati a fare, spingiamoci un po’ più sotto alla questione e proviamo a sollevare il velo che copre la tanto decantata “verità dei fatti”: proviamo a chiederci perchè le droghe? La domanda, per quanto nessuno la sollevi, essendo tutti occupati con questa o quest’altra legge che vieti o consenti questo e quest’altro, non è poi così complicata: la gente si droga perchè, anzitutto, non sta bene. Il male non è l’effetto, bensì la causa del ricorso a sostanze chimiche per far fronte a una vita che non riesce a dare altro motivo per essere vissuta. Spesso alle origini del malessere c’è lo stress, accumulato in varie forme e occasioni: lavoro, famiglia, povertà. Naturalmente, risolvere questi problemi non è semplice come fare leggi, ergo nessuno ci pensa. Anche perchè, e questa è l’altra faccia della medaglia, è proprio il sistema grazie al quale la classe dirigente può occupare i posti che occupa ad essere alla base del malessere generalizzato, causa, a sua volta, dei sempre più frequenti ricorsi a strade alternative per vivere bene.
Pietro Crippa
fonti: ansa.it






