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Preti pedofili: la prospettiva di Hans Kung

Posted by Pietro Crippa on Mar 9th, 2010 and filed under Bollettino, Headline, Prospettive. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Dopo Irlanda, Stati Uniti e Germania, lo spettro della pedofilia destabilizza l’equilibrio della Chiesa cattolica anche in Olanda. Per molte persone si tratta di casi isolati, per quanto numerosi. Di parere diverso è il teologo svizzero Hans Kung.

NO AL CELIBATO

Kung (Sursee, Svizzera, 1928), in un articolo pubblicato su Le Monde il 5 Marzo scorso (la cui tradizione integrale si trova cliccando qui),  punta il dito contro ciò che starebbe alla base di ogni possibilità di degenerazione nel comportamento delle personalità ecclesiastiche: l’obbligo del celibato.

Gli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti non hanno nulla a che fare con il celibato. Obiezione! [...] Come mai si registrano in massa proprio nella chiesa cattolica, guidata da celibatari? Chiaramente queste colpe non sono attribuibili esclusivamente al celibato. Ma quest’ultimo è la più importante espressione strutturale dell’approccio teso che i vertici ecclesiastici hanno rispetto alla sessualità.

Kung, critica questa regola imposta “che non esisteva ancora nel primo millennio e fu imposta solo nell’undicesimo secolo da Papa Gregorio VII”, una regola che tradisce ”la relazione distorta che la gerarchia cattolica ha con la sessualità, la stessa che determina il suo rapporto con il problema della contraccezione e molti altri”.

Kung non si ferma a se stesso, bensì cita anche passi dal Vangelo:

nel Vangelo, il celibato può essere considerato solo una vocazione liberamente accettata (Charisma) e non una legge universalmente imposta. Paolo si è opposto a coloro che, già allora, sostenevano che ‘è bene per l’uomo astenersi dalla donna’. ‘A causa delle dissolutezze, è bene che ogni uomo abbia la sua donna e che ogni donna abbia suo marito’ (1° capitolo della lettera ai Corinti, 7,1 e seguenti), rispondeva loro l’apostolo. Secondo la prima lettera a Timoteo, ‘bisogna anche che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna’(3,2).

San Pietro era sposato, così come altri apostoli e tutti gli uomini religiosi che avessero voluto esserlo per i primi dieci secoli dopo la nascita di Cristo. Kung parla di una “contraddizione al Vangelo e al cattolicesimo primitivo”. La proposta di Gregorio VII, continua il pensatore svizzero, trovò infatti nel clero italiano e ancor più in quello tedesco una violenta opposizione.

Nell’intervento, vi sono anche sentenze che non lasciano spazio a ulteriori interpretazioni: “qual è la migliore formazione per le generazioni future di preti? L’abrogazione della regola del celibato, radice di tutti i mali, e l’apertura dell’ordinazione alle donne”.

Parole forti sono infine indirizzate al Vaticano e a Benedetto XVI in particolare:

l’episcopato porta la responsabilità di decenni di pratiche di mascheramento dei casi di abuso sessuale,che spesso hanno avuto come unica conseguenza il trasferimento del delinquente, mirando solo a rafforzare la cappa di piombo. […]

In Vaticano, sulla base del più assoluto segreto, la discreta Congregazione per la dottrina della fede ha affrontato tutti i casi gravi di devianza sessuale commessi dai membri del clero, che quindi sono arrivati sul tavolo del suo prefetto, il cardinale Ratzinger, tra il 1981 e il 2005. Ancora il 18 maggio 2001, quest’ultimo inviava ai vescovi del mondo intero una lettera solenne sulle penose mancanze (Epistula de delictis gravioribus). I casi di abusi sessuali vi erano posti sotto “segreto pontificio” (Secretum pontificium) e classificati come offesa che esigeva una punizione ecclesiastica.

La Chiesa non dovrebbe quindi attendersi anche dal papa, in collegialità con i vescovi, un mea culpa? E – a guisa di riparazione – a questo dovrebbe essere collegata la possibilità che la regola del celibato, su cui il Concilio Vaticano II non si è espresso, sia finalmente liberamente e apertamente riconsiderata.

Quindi, con la stessa franchezza per affrontare di petto la questione degli abusi sessuali stessi, bisognerebbe affrontare la discussione sulla sua causa essenziale e strutturale: la regola del celibato. Ecco quello che i vescovi dovrebbero proporre fermamente e senza giri di parole a papa Benedetto XVI.

Si capisce bene il motivo per il quale, in ambienti ecclesiastici, Hans Kung sia soprannominato “il ribelle”. Tuttavia, la sua prospettiva è condivisa dalla tedesca Sabine Leutheusser-Schnarrenberge, Ministro della Giustizia, recentemente accusante il Vaticano di “aver ostacolato le indagini attorno ai preti pedofili oscurando i fatto con un muro di silenzio”.

In effetti, tornando alla questione del celibato e all’estensione dell’ordinazione anche alle donne, ciò che propone Kung non pare essere fuori dal mondo, nè contrastare con particolari leggi divine o simili. Data la gravità dei recenti avvenimenti forse sarebbe il caso, quantomeno, di provare a dargli ascolto. Anche se, basta pensarci un attimo ed ecco che la realtà bussa alla porta della nostra immaginazione mostrando la fotografia di un sistema tutt’altro che permeabile a proposte esterne e innovatrici, dove la tradizione e l’immutabilità sono la forza stessa dell’intero edificio.

Pietro Crippa

fonti: finesettimana.org

 

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