Domenica 18 Luglio scorso, davanti alle coste di Table Bay, a Città del Capo, una balena frana su un natante dopo aver effettuato un emersione proprio a pochi metri dall’imbarcazione. A documentare il fatto due foto, quella del balzo…
… e quella degli effetti:
Fin da subito si scatena in Internet un dibattito attorno alla veridicità della prima fotografia: potrebbe essere stata creata ad arte grazie a Photoshop. C’è anche chi sostiene che, oltre all’evidente rarità del fenomeno, vi siano dei “segnali” che indichino il ricorso al software. Cito, da solovela.net:
In primis, è impressionante la tranquillità con cui il timoniere vive il momento. Continua a stare alla ruota e guardare a prua, imperturbabile, come se non si fosse minimamente accorto che un cetaceo lungo diversi metri gli stesse piombando sulla schiena. Poi, il gioco delle ombre, con quella della balena sullo scafo che non corrisponde esattamente a quella che qualcosa di non meglio identificato produce sulla barca (guardando la prima sembra che il sole stia a poppa della barca mentre, osservando la seconda, la sorgente di luce sembra provenire da prua). Per finire, gli spruzzi generati dal salto non invadono incredibilmente il piano di coperta.
A testimoniare la veridicità dell’accaduto, secondo i due velisti, dovrebbero essere le immagini seguenti che documentano i danni subiti dall’imbarcazione. Anche in questo caso, però, non tutto appare limpido e chiaro. Gli scatti della barca distrutta sembrano essere stati effettuati diverso tempo dopo l’impatto (compare misteriosamente una petroliera davanti). Come mai questo fortunato fotografo, che si trovava a pochi metri dall’accaduto e aveva casualmente con la macchina fotografica in mano, non ha fatto qualche foto subito dopo l’incidente?
Navigando nel web ci sia imbatte in blog – come questo per esempio- i cui utenti commentano l’immagine in questi termini: I say it again. This picture is fabricated. A very poor Fotoshoped image! How stupid can you be to believe this is real! (Lo dico ancora una volta. Quest’immagine è costruita e anche con una tecnica molto scarsa! Come si fa a essere così stupidi da pensare che sia vera?!)
Tra il 23 e il 24 Luglio, invece, i diatribai vengono chiusi dalla diffusione del video dell’accaduto che, in quanto tale, non dovrebbe lasciare adito a ulteriori dubbi o approfondimenti di sorta:
Qui siamo arrivati a quel livello dell’indagine che dice: un’immagine è di certo degna di essere considerata come rappresentazione della realtà, tuttavia le tecnologie moderne giustificano il beneficio del dubbio sulla sua effettiva veridicità. Un video, invece, contiene qualcosa in più, qualcosa che ci fa dire: a no, forse è andata veramente così.
In realtà c’è chi, dall’altro capo del mondo, si è posto qualche domanda anche su quest’altra fonte documentaria. Il sito australiano theaustralian.com si chiede: come mai i protagonisti dell’incontro con la balena non hanno rilasciato dichiarazioni? E ancora: perchè anche l’autore degli scatti che hanno fatto il giro del mondo è rimasto in silenzio? E perchè nelle sequenze si intuisce che l’onda è troppo forte rispetto al movimento determinato dal salto della balena? (qui leggete l’articolo originale). Insomma, i sospetti scacciati dalla porta rientrano dalla finestra.
SPIRITI
L’unica cosa che, in tutta questa faccenda, mi pare certa è che, oggigiorno, come si suole dire, non ci si può più fidare di nessuno. Alla luce delle considerazioni sopracitate, infatti, come potremmo, d’ora in avanti, quando alla TV ci fanno vedere una foto o un video, essere sicuri che ciò a cui stiamo assistendo corrisponda alla realtà dei fatti (grande sogno della divulgazione informativa)?. Ricordate la foto del lancio missilistico iraniano ritoccata non troppo abilmente al fine di aumentare il numero delle testate?
Modificare l’immagine di qualcosa con l’obiettivo di acuirne alcune caratteristiche – sia nel bene che nel male – non è di certo una moda degli ultimi tempi. Pensate ai ritratti delle grandi personalità del passato: credete che l’artista avrebbe avuto lo stesso compenso se non avesse opportunamente abbellito i lineamenti dell’esigente signorotto? Lo stesso discorso va fatto per le fotografie che apparivano sui giornali nei secoli scorsi: il taglio, le dimensioni, ombre e luci, ogni cosa atta alla diffusione della propaganda. Col passare del tempo, le tecniche di costruzione dell’immagine si sono perfezionate e ora, pare, lo stesso principio si è esteso anche nelle fonti videografiche.
Tutto questo, io credo, poggia su un orizzonte di manipolazione dell’informazione che si attua nei modi più disparati e di cui il ritocco dell’immagine o dei video è solo la scorza visibile, al di sotto della quale prolifera un sistema di contraffazione della realtà molto più esteso e pericoloso. Questo sistema si esplicita in ciò di cui, ormai da molti mesi, sul Faro e su molte altre testate giornalistiche, si può leggere la denuncia: l’eccessivo controllo dell’informazione.
Cos’è un informazione parziale – in entrambi i sensi del termine – se non un ritocco della realtà dei fatti? Nella consapevolezza che ogni informazione, in quanto tale, non potrà mai ambire a essere La Verità dei Fatti, è possibile comunque differenziare tra spirito d’informazione e spirito di propaganda. Ecco, quello che qui si vuole dire è questo: l’informazione odierna, da ogni parte la si guardi, è informazione di propaganda e in questo senso è informazione ritoccata, proprio come una foto o un video fatto in casa e poi spacciato per come le cose stanno.
Signori, le cose non stanno. Le cose transitano, raffigurazioni erranti di menti che si credono pure, progenie di reti prospettiche che si formano e si disfano, inaugurando sempre nuovi orizzonti di senso per sempre nuove umanità che ogni volta, inevitabilmente, ricadono nel sogno di essere detentrici della Verità e di avere il compito di doverla esportare a coloro i quali – poveretti – la pensano in maniera diversa da noi. Ed è così che dal sogno si passa all’incubo.
Pietro Crippa
fonti: repubblica.it, nonsolovela.net, theaustralian.com
immagine: Cape Town Cruising Yacht Club; Giovanni Lattanzi










