E un altro negozio se ne va
Il giorno di Natale, scartando i regali, se facessimo una statistica personale di quelli fatti e di quelli ricevuti scopriremmo che una percentuale difficilmente inferiore al 70-80% proviene da un centro commerciale o da un grande ipermercato. Demonizzare il nuovo polo culturale e del consumo di massa è un’operazione che non spetta a noi compiere e di dubbia utilità. L’attenzione dovrebbe essere posta altrove, e cioè alla mancanza di politiche comunali commerciali a sostegno del commercio al dettaglio. Le
chiusure di negozi si fanno sempre più frequenti. Il mercato muta fisiologicamente, il cambiamento è insito nella natura del fare business. Ma chi non ripensa con un velo di malinconia al droghiere sotto casa, al vecchio fornaio in fondo alla via o al negozio di elettrodomestici all’angolo? Le chiusure di negozi “storici” rievocano sempre ricordipersonali, i nostri genitori posseggono sempre una certa aneddotica legata a questi luoghi. E’ indubitabile che la tirannide della Grande Distribuzione Organizzata non possa essere rovesciata. Ma un sostegno maggiore ai piccoli commercianti non guasterebbe.
CHIUSURE IN AUMENTO
Il primo dato che balza all’occhio è che sia nel 2008 che nel 2009 le chiusure di negozi hanno ampiamente superato le nuove aperture (alla fine di quest’anno i negozi chiusi dovrebbero superare le 100.000 unità, le aperture saranno circa 65.000, con un saldo negativo di 35.000 esercizi commerciali al dettaglio). Malgrado il sistema di rotazione in Italia sia stato sempre molto alto, è evidente che in questo biennio abbia subito una forte accelerazione. Il malessere colpisce l’industria italiana nel suo complesso, al punto che le imprese in perdita, che nel nel 2007 erano pari al 20%, nel 2008 sono raddoppiate toccando quota 41.2%. E non esiste solo la grande industra, anzi, il tessuto commerciale italiano è fatto più dalla piccola e media impresa. In questa categoria rientra quella degli esercenti che hanno attività di commercio al dettaglio. Questi, già alle prese con l’inpari lotta contro il centro commerciale, sono stati sferzati dalla crisi e molti hanno trovato unico rifugio che la chiusura.
UN ESEMPIO TRA TANTI
Conosceva non personalmente il titolare di questo negozio, una profumeria molto conosciuta di Castellanza e di Legnano. Per anni ha rappresentato un punto di riferimento di una vasta clientela fatta soprattutto di adulti, signori e soprattutto signore di una certa età. Un esempio di fiorente commercio al dettaglio legato all’esperienza di chi dietro al bancone sapeva consigliare grazie alla profonda conoscenza dei propri prodotti. Poi, il cambio generazionale e l’apertura di due centri commerciali e di tre ipermercati a pochi chilometri. Il cartello trovato affisso pochi giorni fa sulla serranda del negozio fornisce una spiegazione succinta dei motivi che ne hanno portato alla chiusura, superfluo entrare nei particolari. Raggiunta telefonicamente la moglie del titolare del negozio, ci spiega che il marito non c’è più da qualche anno e che l’attività era gestita dal nipote. Serenamente ci racconta che negli ultimi tempi le cose si erano fatte difficili: competere sui prezzi praticati dalle catene presenti nei centri commerciali era diventato impossibile. Lo zoccolo duro dei clienti fidati aveva resistito, anche se fino ad un certo punto. L’acquisto del profumo avviene in circostanze differenti, passeggiando tra un negozio e l’altro al caldo o al fresco – a secondo della stagione – di un centro commerciale. La testimonianza raccolta non racconta niente di nuovo o di particolarmente originale, è solo un negozio in più che chiude. Il commercio al dettaglio è ancora molto vivo, intendiamoci. Ma tra 20 o 30 anni? Se non si interviene oggi con politiche economiche adeguate potrebbe diventare estinguersi.
Marco Ferrante
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Hanno appena aperto sottocasa un piccolo supermercato con tutto quello che può essere necessario. Lo trovo molto molto comodo (non uso la macchina) ed è bello trovare i vicini, tutti molto contenti della novità, quindi è diventato anche un punto per socializzare.
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