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“Non basta fare il presepe”

16 December 2009 179 views 4 Comments

Un Benedetto XVI in versione natalizia quello che si è presentato domenica mattina a Roma. Il copricapo è il “camauro”, indossato dai papi dal XII secolo fino al Settecento, per poi essere ripreso da Leone XIII e successivamente da Giovanni XXIII. Dopo più di quarant’anni, Benedetto XVI lo indossò nel corso delle udienze generali del 21 e 28 dicembre 2005 e in quella di domenica scorsa. Durante l’Angelus, il Papa ha tenuto un discorso sulla vera ricchezza che l’umanità può perseguire e sulla coerenza di una vita basata sull’amore. Leggiamone un ritaglio e poi fermiamoci a fare due riflessioni.

“E’ per me motivo di gioia sapere che nelle vostre famiglie si conserva l’usanza di fare il presepe. Però non basta ripetere un gesto tradizionale, per quanto importante. Bisogna cercare di vivere nella realtà di tutti i giorni quello che il presepe rappresenta, cioè l’amore di Cristo, la sua umiltà, la sua povertà.

E’ ciò che fece san Francesco a Greccio: rappresentò dal vivo la scena della Natività per poterla contemplare e adorare, ma soprattutto per saper meglio mettere in pratica il messaggio del Figlio di Dio, che per amore nostro si è spogliato di tutto e si è fatto piccolo bambino. La benedizione dei “Bambinelli”, come si dice a Roma, ci ricorda che il presepio è una scuola di vita, dove possiamo imparare il segreto della vera gioia. Questa non consiste nell’avere tante cose, ma nel sentirsi amati dal Signore, nel farsi dono per gli altri e nel volersi bene.”

LA RICCHEZZA DI SAN FRANCESCO

Benedetto XVI nomina San Francesco, esempio di “vera gioia” che “non consiste nell’avere tante cose”. Abbiamo già visto (vedi iPhone) quanto, in realtà, l’accumulo di “cose”, soprattutto se costose, non incrementi affatto la nostra felicità. Al contrario, spesso tale accozzaglia di cellulari tanto avanzati quanto fragili, SUV da decine di migliaia di euro, gioielli e ricchezze d’ogni genere, non fa altro che comportare la spesa di altri soldi per ricorrere a centri benessere, senza i quali le nostre giornate diventerebbero di un angoscioso mortale. “La vita è dura per chi ha tanta verdura” diceva Stefano Benni in Comici spaventati guerrieri e aveva ragione: più cose si posseggono, più cose si possono perdere. E’ per questo motivo che San Francesco, spogliatosi di tutto, è in realtà l’uomo più ricco del mondo.

ESSERE E APPARIRE

La seconda osservazione papale che, personalmente, mi sento di condividere appieno, è quella in cui si spiega come non basti “fare il presepe: bisogna cercare di vivere nella realtà di tutti i giorni quello che il presepe rappresenta”. In altre parole: predicate bene e razzolate di conseguenza! Lo stesso discorso potrebbe essere esteso anche ad altre realtà: che la pace nel mondo sia un proposito tanto complicato da perseguire quanto nobile è indubbio. Tuttavia, non basta esporre fuori dalla finestra una bandiera arcobaleno se poi si fa la guerra dentro le mura di casa. Non serve che tutti coloro che siano contro le soluzioni belliche partano come volontari civili; la pace si costrusce anche (e per certi versi soprattutto, dato che qui ci sono le radici della nostra comunità) nel quotidiano (vedi Eroi), “nel nostro piccolo” come si suole dire.

LA RESPONSABILITA’ ECCLESIASTICA

Bene, ma siate gentili e permettetimi la mia solita punzecchiatura. Le parole di Benedetto XVI sono molto belle e, cosa di grande rilevanza, pragmaticamente efficaci. Rispetto a entrambi i punti toccati, mi viene in mente un altro discorso di Ratzinger, tenuto la mattina dell’8 Novembre scorso, a Brescia, nel corso della messa celebrata in Piazza Paolo VI. In quella occasione il papa, ricordando la visione del mondo ecclesiale di Giovanni Battista Montini, predicava per una “Chiesa povera e libera”. Onorevole intento. Rimasto solo tale però! Che diamine, per qual motivo il popolo dovrebbe essere coerente con i simboli che osteggia, se poi come esempio ha un mondo, quello dell’elite ecclesiastica, in cui si predica la povertà, ma poi si vive in mezzo agli agi e alla ricchezza economica? Non sto ignorando le molteplici opere di bene che la Chiesa cattolica ha fatto e sta facendo in giro per il mondo, tuttavia anche Emergency fa lo stesso e non mi sembra che Gino Strada saluti folle con anelli d’oro alle dita e venga servito in qualsiasi mansione quotidiana. Con ciò non voglio nemmeno dire che il papa dovrebbe partire per il Congo a curare i feriti al fronte. Basterebbe, come abbiamo detto prima, molto meno: per esempio non ostentare ogni domenica lo sfarzo che accompagna ogni cerimonia come fosse l’incoronazione di Napoleone, oppure rinunciare agli ettari di giardini che, in Vaticano, producono gli alimenti personali che ogni giorno finiscono sulla tavola papale.

Pietro Crippa

fonti: adnKronos.com

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4 Comments »

  • Scampolo said:

    Che dire di più caro Pietro!
    Da sempre religione e denaro sono legate inscindibilmente.
    Se mi permetti è un discorso che si potrebbe paragonare alla politica e al caso dell’”attentato” a B.
    Tutti predicano bene ma razzolano male. Per usare parole di un uomo che esce dalla sua tana per dire frasi che rimangono cattedrali nel deserto: c’è chi si veste da pompiere e poi fa l’incendiario…
    A presto

  • Manuela591 said:

    D’accordo su tutti i fronti, come al solito del resto…

    Abbiamo troppo? Forse sì. Siamo veramente felici? Sicuramente No.

    La felicità va ricercata nel nostro mondo interiore per poi estenderla agli altri.
    Si tratta di fare scelte giuste e coerenti, ma siamo “umani” e spesso qualche scivolone può capitare, l’importante è essere onesti con sè stessi ed agire sempre e comunque in buonafede.

    E’ anche vero che il denaro non rende felici, ma aiuta.. e molto…

    Si tratta sempre di mantenere un giusto equilibrio nelle cose.

    Si è sempre discusso molto sui denari e sulle proprietà della Chiesa, in quanto risultano essere uno schiaffo per chi si trova in difficoltà od è indigente.
    Ma dove vanno i soldi, mi domando… nei Paesi poveri? Lo spero.
    Di sicuro non certo agli oratori che risultano spesso edifici fatiscenti, poco attrezzati e poco accoglienti, caratteristica quest’ultima molto importante.

    Se solo potessi parlare con il Santo Padre gli farei il nome di alcune associazioni che si adoperano per le persone in difficoltà e che sono sempre alla disperata ricerca di finanziamenti per poter proseguire il loro operato; Emergency, Exodus, Comunità di Don Ciotti, Casa Betania, Associazioni bambini down e la lista potrebbe diventare infinita.

    Che fare quindi? La soluzione non ce l’ho…personalmente però continuo per la mia strada e mi adopero per alleggerire le fatiche di talune persone.
    Un consiglio? Avete mai conversato con un homeless e vi siete mai fatti raccontare la sua storia? Provateci, tornerete a casa svolazzando e soprattutto vi sentirete più….. Ricchi!
    Anche questo è il significato del Presepe.

  • ilfaroprospettive » Blog Archive » Fuori dal mondo said:

    [...] di mezzo il mare, si suole dire. Abbiamo già avuto modo di confrontarci nei giorni scorsi (vedi “Non basta fare il presepe”) con le difficoltà che, nella vita quotidiana e in tutti gli strati sociali, possono intercorrere [...]

  • Fuori dal mondo | Il Faro Magazine said:

    [...] di mezzo il mare, si suole dire. Abbiamo già avuto modo di confrontarci nei giorni scorsi (vedi “Non basta fare il presepe”) con le difficoltà che, nella vita quotidiana e in tutti gli strati sociali, possono intercorrere [...]

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