La scienza al femminile: per la festa della donna un omaggio alle ricercatrici italiane
La scienza? Roba da uomini.
Così è stata considerata per secoli ed, ancor oggi, questo cliché permane nei modi di dire e nel modo di pensare di moltissime persone. In realtà – dobbiamo ammetterlo – le donne impegnate nella scienza sono poche se paragonate ai colleghi uomini che decidono di dedicare la pripria vita alla ricerca scientifica, ma noi vogliamo dedicare l’8 marzo, giornata della donna, a tutte le scienziate e le ricercatrici che portano avanti studi importanti, spesso osteggiate o poco considerate dai colleghi in giacca e cravatta. E, nel farlo, vi segnaliamo questa bella iniziativa dello Science Centre di Napoli, che in occasione dell’8 marzo aprirà gratutamente i battenti per tutte le donne.
STORIE DI DONNE IN SORDINA
Pensate al nome di uno scienziato… vi viene in mente nessuna donna? Eppure le donne, sin dai primordi della civiltà umana hanno contribuito a migliorare la vita con soluzioni pratiche, spesso tecniche. Basti pensare ai primi villaggi stanziali, quando gli uomini appresero i rudimenti dell’agricoltura. L’uomo si dedicava alla caccia e agli animali, mentre la donna curava i campi e badava ai figli. E allora ecco arrivare invenzioni come la zappa e l’aratro, l’impollinazione e gli innesti, le prime forme di irrigazione. Certo, queste invenzioni non hanno nome e cognome, ma qualcuno ha mai collegato queste innovazioni alle donne?
Troppo spesso in sordina, le donne hanno contribuito a migliorare la tecnologia ed hanno apportato in prima persona un grande contributo scientifico, ma le loro sono storie in sordina, appannate dai grandi nomi dei colleghi uomini.
Vi citiamo le due più famose italiane, con la consapevolezza che molte altre ve ne sono… storie di donne che hanno aiutato a cambiare il mondo. Del resto, come disse Alphonse Karr, “La donna, nel paradiso terrestre, ha morso il frutto dell’albero della conoscenza dieci minuti prima dell’uomo: da allora ha sempre conservato quei dieci minuti di vantaggio“.
Margherita Hack
Poco tempo fa il premier – in un lapsus – l’ha definita “astrologa”, ma in realtà è una delle più stimate astrofisiche e divulgatrici scientifiche italiane. Margherita Hack, fiorentina, è nata nel 1922, è una cittadina attiva sia politicamente che a livello civile ed è vegetariana. Da sempre si batte per i diritti degli animali e delle buone pratiche ecologiche, lei che ha vissuto nell’era del boom economico e del consumismo più sfrenato. Laureata in fisica con una tesi di astrofisica sulle Cefelidi, è stata professoressa di astronomia ordinaria dal 1964 al 1997 all’Università di Trieste. Sempre a Trieste ha diretto l’Osservatorio astronomico, portandolo in pochi anni a godere di fama internazionale. Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche, Margherita Hack fa anche parte dell’Accademia Nazionale dei Lincei ed ha lavorato nei più avanzati osservatori sia americani che europei, collaborando sia con l’ESA che con la NASA.
Promotrice dei satelliti italiani, ha pubblicato oltre 250 lavori originali sia in libri che su riviste internazionali. Fondatrice de L’Astronomia e direttrice di Le Stelle, a Margherita Hack è stato dedicato anche un asteroide in segno di riconoscimento: si chiama 8558 Hack.
Rita Levi-Montalcini
Scienziata e senatrice italiana, ha vinto il premio Nobel per la medicina nel 1986. Come Margherita Hack, fa parte dell’Accademia dei Lincei. Nata a Torino nel 1909 (lo stesso giorno del giornalista Indro Montanelli), studiò medicina all’Università di Torino e, all’età di 20 anni, entrò nella scuola medica dell’istologo Giuseppe Levi. Qui iniziò gli studi sul sistema nervoso che avrebbe poi proseguito per il resto della sua vita. Nel periodo della seconda guerra mondiale – in quanto ebrea – dovette rifugiarsi in Belgio per sfuggire alle leggi raziali, lavorando all’istituto di neurologia dell’Università di Bruxelles. Nel 1940, tornata in Italia, proseguì i suoi studi con il maestro. Nel 1947 proseguì le ricerche al dipartimento di zoologia della Washington Univerity, dove rimase fino al 1977. Tra il 1951 ed il 1952 scoprì il fattore di crescita nervoso (NGF – Nerve Growth Factor), scoperta che determinerà la vittoria del Premio Nobel.
Anch’essa impegnate nelle campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società, nel 1992 ha fondato insieme alla sua gemella Paola la Fondazione Levi Montalcini, in memoria del padre, rivolta alla formazione e all’educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane.Particolarmente sensibile ai temi della difesa dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, nel 1998 ha fondato la sezione italiana di Green Cross International ed è attenta alle conseguenze delle guerre, soprattutto per quanto riguarda l’accesso alle risorse idriche.
DONNE DELLA SCIENZA
Ne vogliamo citare solo alcune, sia per incuriosirvi che per farvi riflettere: Maria Gaetana Agnesi, Ruth Benedict, Hildegard von Bingen, Barbara McClintock, Marie Curie, Rosalind Franklin, Sophie Germain, Donna Haraway, Caroline Lucretia Herschel, Sofia Vasilevna Kovaleskaia, Henrietta Swan Leavitt, Ipazia, Olga Aleksandrovna… A loro, donne che fanno o hanno fatto un mestiere “da uomo”, i nostri migliori auguri per l’8 marzo, con la speranza che il tempo renderà loro giustizia e che altre nuove donne possano impegnarsi attivamente nella scienza.












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