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L’occhio elettronico: la luce nel futuro della cecità

12 November 2009 280 views No Comment

Riuscire ad operare una donna, cieca da 37 anni, per ridarle la vista, sembrava, fino a ieri, l’ambiziosa missione del protagonista di un film di fantascienza; da oggi, invece, è una speranza concreta. D’altra parte già lo sapevamo che la storia della medicina non ha nulla da invidiare alle migliori sceneggiature hollywoodiane.

eye_laserIl 13 giugno di quest’anno, Lucian V. Del Priore, chirurgo del NewYork-Presbyterian Hospital e docente del Columbia University Medical Center, ha eseguito il primo trapianto d’occhi elettronici sperimentali ed ha regalato alla sua paziente un vero e proprio sogno ad occhi aperti. (Da MolecularLab)
La donna sottoposta all’intervento è una cinquantenne statunitense, affetta da  retinite pigmentosa, una malattia genetica degenerativa che l’aveva privata della vista sin dall’età di 13 anni. Per comprendere meglio la portata di un evento simile, bisogna comunque sapere che la patologia in questione è caratterizzata da una sintomatologia molto complessa e, benché sia piuttosto comune, è alquanto difficile, se non impossibile, raccogliere dati riguardanti la sua diffusione a livello mondiale. Un’idea della quantità di persone affette, però, può essere data dalla stima dell’Ospedale di Bologna, che individua, nella sola provincia, un numero di casi compreso tra 500 e 600.
Tuttavia da qualche mese, la nuova tecnologia, il cui progetto ha origini californiane,  permetterà alle persone affette che affronteranno l’intervento “di distinguere luce ed ombra, focalizzare le figure e muoversi in ambienti non familiari” – dichiara, soddisfatto, il Dr. Lucian Del Priore.

argus-retinalL’Argus II Retinal Stimulation System (in foto, o  ClinicalTrials.gov per maggiori informazioni), ovvero il dispositivo impiantato, è stato creato nel 2006 e dopo tre anni di studi, necessari a garantirne la validità e la sicurezza, ha finalmente avuto la sua applicazione clinica. L’impianto prevede una microtelecamera, montata su un paio di occhiali, un microprocessore ed un sistema elettronico, inseriti all’interno dell’orbita del paziente, per stimolarne la retina. Sarà però necessaria al suo corretto funzionamento l’integrità dei nervi ottici, il che limita parzialmente le sue possibili applicazioni nell’ambito di altre patologie. L’Argus per ora può aiutare unicamente i pazienti affetti da retinite pigmentosa, ma il suo avvento nel mondo scientifico ha dato grande impulso alla ricerca ed alla sperimentazione di tecnologie simili, per curare altre patologie oftalmiche. Per ora sono stati solo 20 i pazienti sottoposti all’intervento, ma presto, quando tecnica e tecnologia saranno perfezionate, la retinite pigmentosa e si spera perfino altre disfunzioni visive potrebbero essere solo un brutto ricordo di un passato “BUIO”.

Filippo Citterio

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