Gli occhi al cielo
A Istambul in occasione dei Campionati Europei di nuoto la 21enne stella azzurra Federica Pellegrini stampa contro le piastre di arrivo il suo 11° primato mondiale nella gara dei 200 stile libero nuotandoli con il tempo (molto maschile) di 1′51″17.
Il primo gesto al termine della supersonica prestazione è stato un bacio verso il cielo dedicato al suo ex allenatore e CT della nazionale da poco mancato Alberto Castagnetti.
Federica spiegherà anche ha fatto leva sul pensiero di Castagnetti per tutta la durata della gara, un dolce gesto di dolcezza verso una persona che l’ha cresciuta ed accompagnato dove tutti gli atleti sognerebbero.
Il gesto di rivolgere gli occhi al cielo non è inusuale nel mondo dello sport (come anche nella quotidianità), i motivi di un atteggiamento simile possono andare dal richiamo alla memoria per una persona cara come espresso appunto da Federica o i più ricorderanno per esempio il calciatore Adriano dopo la morte del papà, possono essere legati alla metafora di vedersi sempre più catapultati verso “l’alto” al raggiungimento di ogni successivo obiettivo come esprime il giaguaro Bolt al termine delle sue migliori performances, possono anche essere legati all’idea di fede verso una qualsivoglia divinità alla quale ogni atleta può sentirsi legato interiormente.
Il concetto di “alto” dalla storia dei tempi è associato dall’uomo all’idea di purezza, di ideale, di migliore, di obiettivo da sognare, le divinità sono immaginate tutte sopra la nostra testa ad osservare ed a vegliare su di noi.
Cosa si costruisce all’interno del cervello di un individuo nell’interpretare la quotidianità in un modo così astratto?
Si costruisce il concetto di non essere soli.
E’ il pensare all’affetto, all’amore ed alla fiducia che le persone care ci hanno dimostrato e ci dimostrano, che determina la capacità di sopportare sforzi e sacrifici.
Viceversa il non poter annoverare nella nostra memoria riconoscimenti positivi da parte degli altri (ancor più se persone che si vivono nella quotidianità), porta a non trovare giustificazione nell’impegnarsi a vivere.
Quindi la forza psicologica di ognuno di noi è anche equivalente al concetto di autostima che si è maturato nel tempo grazie alle relazioni interpersonali.
Lo sviluppo di una educazione che mira allo sviluppo individuale senza che questo aspetto sia arricchito da una sempre più aperta relazione positiva nei confronti del mondo esterno, limita l’accrescimento di qualsiasi individuo.
Significativa, in termini di leggi sociali, è invece la proposizione di una cultura che favorisca lo sviluppo dei concetti che vengono utilizzati anche in psicologia nelle terapie di recupero dalle patologie: l’idea che non si è mai soli, sia nelle condizioni di benessere che nelle condizioni di sofferenza mentale, il sapere che possiamo condividere un sorriso o una lacrima…aiuta.
Mario Franchi










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Siamo persone fragili, a volte, e quindi abbiamo l’esigenza di sentirci protetti da “Qualcuno” o “Qualcosa” più grande di noi e in grado di prenderci per mano per ritrovare la strada della fiducia, della serenità e dell’autostima.
Nessuno a questo mondo è esente da sofferenze e delusioni… siamo quindi chiamati a riflettere ed individuare ciò che potrebbe farci stare meglio.
Ognuno dovrebbe individuare il proprio cammino per il raggiungimento del proprio benessere psico-fisico.
E’ come mettersi allo specchio, se stiamo bene noi, anche chi condivide la nostra giornata potrà giovarne.
Ai giovani d’oggi si ha l’obbligo morale di non considerarsi in termini individualistici, perchè sarebbe limitante, ma bensì parte di un armoniosa orchestra dove ognuno ha la sua parte.
Ognuno è indispensabile all’altro; si sperimentano così i valori della solidarietà e dell’amicizia.
L’Amico vero, e ognuno sa che può contarne veramente pochi, è quella splendida, discreta persona che, oltre a condividere un sorriso o una lacrima, è anche in grado di confortarti stando in silenzio.
Si spendono spesso troppe e inutili parole e a volte il silenzio, oltre ad essere d’oro è il balsamo di ogni male.
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